Paolo Antonio Fontana

Paolo Antonio Domenico Fontana (Castello 1696- Zasław 1765)

Paolo Fontana nasce a Castello Valsolda il 28 ottobre 1696 da Giacomo e Maria Catarina Bellotti di San Mammete. Suoi padrini di battesimo erano stati: Domenico Antonio Pagani, chierico, e Antonia, moglie del noto pittore Paolo Pagani, appena giunto a Castello dalla Polonia e Moravia.
Non ci sono documenti che facciano cenno alla sua formazione, ma è probabile che a spingere Paolo nell’ambiente edilizio fin dalla giovanissima età sia stato il padre, vista la sua parentela e amicizia con alcune famiglie già ben inserite nel mondo artistico in Italia (in particolare Torino) e soprattutto in Polonia: i Fontana, i Bellotti, i Ceroni, i Paracca e i Pagani. Nelle sue lettere indirizzate al figlio Giovanni, Paolo afferma, infatti, più volte orgoglioso di essere uscito dalla famiglia fin dall’età di dieci anni per andare a guadagnarsi il pane senza ricevere nulla da suo padre.
Nel 1723, il 2 di marzo, all’età di 27 anni, Paolo parte per la Polonia e, a Varsavia, sotto la protezione di Giuseppe Fontana, suo parente e già affermato architetto reale e imprenditore edilizio. Furono, pertanto, i rapporti parentali a portare in Polonia il nostro Paolo che, grazie a Giuseppe Fontana, nel 1726 diventa architetto di corte di Pawel Karol Sanguszko, uno dei più grandi mecenati della Polonia. La sua prima opera documentata è proprio la ricostruzione del palazzo del Sanguszko a Lubartów, nel voivodato di Lublino a partire dal 1726 e fino al 1730. In quel periodo il Fontana si stabilisce nel palazzo del Sanguszko e poi nella villa di proprietà del suo protettore che, nel contempo, gli affida la costruzione di due conventi dell’ordine dei Riformati nelle città di Rawa Ruska (1726 -1739) e Sądowa Wisznia (1729-1742), e la progettazione della chiesa dei Gesuiti di Krzemieniec (1730), oggi in Ucraina. Paolo Fontana si distingue immediatamente come un valente architetto e il Sanguszko lo ricompensa con un lauto stipendio che gli permette di sposare nel 1730 la nobile polacca Marianna Suffczyńska, la quale gli darà numerosi figli di cui solo 4 sopravvissuti: Marianna (1738-?), Domenica (1739-1780), Giovanni (1741-1800) e Giuseppe (1742-1818).  La Suffczyńska morirà però attorno al 1746 e l’architetto di Castello sposerà, prima del 1749 l’italiana Teresa Romaironi, vedova di un Lucchese, da cui non avrà, però, più figli. A Lubartów il Fontana progetta nel 1733 la chiesa parrocchiale di Sant’Anna, voluta da Pawel Sanguszko, in quel momento all’apice della sua carriera politica e addirittura considerato tra gli eventuali candidati alla corona polacca. Uomo potente e finanziatore di numerose chiese, il Sanguszko viene nominato maresciallo di Lituania e fa progettare all’architetto di corte la parrocchiale di Sant’Anna come suo mausoleo a testimonianza della potenza della propria famiglia.  Qui il Fontana sperimenta la pianta ottagona allungata, la prima di una serie di successive chiese a pianta centrale, e una facciata a doppia torre con una varietà di cornicioni concavi e convessi uniti a numerosi e fantasiosi dettagli decorativi. Schemi derivati soprattutto dall’architettura piemontese e dal grande Borromini. A Lubartów progetta successivamente anche la chiesa e il convento dei Cappuccini, dirigendo lui stesso i lavori dal 1737 al 1740. Qualche anno prima (1733), però, il Fontana aveva ricostruito a Lublino la chiesa ospedaliera di Santo Spirito distrutta da un incendio, e la cattedrale greco-cattolica di Chełm (1735-1750), a una novantina di chilometri di distanza da Lubartów, uno dei suoi lavori più spettacolari per la complessità della costruzione, dalle grandi facciate laterali convesse, e per la ricchezza dei dettagli decorativi.  Interessante, al suo interno, la disposizione spaziale dell’ambiente molto prospettico con il presbiterio dalle colonne che via via vanno diminuendo di grandezza per condurre l’occhio del fedele direttamente verso l’altare.
A Chełm progetterà, in seguito, anche il complesso conventuale dei Francescani Riformati (1738) e, nello stesso anno, la chiesa parrocchiale di Mordy, nei pressi di Varsavia.
Da quella data in avanti il Fontana viene richiesto come progettista da molte famiglie aristocratiche imparentate con i  Sanguszko per le quali costruisce diversi palazzi, senza però tralasciare il suo mecenate restaurandogli il palazzo di proprietà a Varsavia, il cosiddetto Palazzo Sandomierski. La sua posizione sociale si fa sempre più importante dal momento in cui viene nominato anche tenente di artiglieria del Granducato di Lituania.
Il monumento più importante di questo periodo è, comunque, la chiesa dei Paolini a Włodawa, presso Lubartów, del 1741, il secondo esempio delle chiese a pianta centrale. L’anno successivo si trova a Lublino per la costruzione della chiesa dei Carmelitani.
Nella progettazione della chiesa di Ostrów Lubelski, invece, (probabilmente dal 1743 al 1755), fondata da Mikołaj Krzyniecki, amico del Fontana, il nostro architetto abbandona lo schema della chiesa a pianta centrale per una soluzione a croce greca.
Nel 1745 il Fontana parte dalla Polonia per il suo paese natale Castello lasciando temporaneamente il suo incarico presso i Sanguszko che lo riassumono, però, l’anno successivo con un trattamento economico decisamente superiore: 3.000 zloty annui rispetto ai 1.800 degli anni precedenti. Dopo un periodo di tempo per lavori a Varsavia per conto del suo mecenate, a Jasieniec, dove progetta la chiesa parrocchiale (1747-1754), attribuita fino ad oggi a Giacomo Fontana, e a Biała Podlaska, dove costruisce la chiesa dei Basiliani (1747-1749), il Fontana viene inviato a Zasław, in Volinia (odierna Ucraina) per la costruzione della chiesa e del convento dei Missionari (1748-54), oltre al palazzo del Sanguszko voluti dal suo protettore. Non è contento però il Fontana di questo suo nuovo incarico perché non gli permette di esprimere appieno il suo talento e perché soprattutto non guadagna come in precedenza. In una delle sue numerose lettere, spedita nel gennaio del 1749 alla madre, il nostro architetto parla di questo paese come “miserabile” dove “non ò mai guadagnato un soldo fora di tre mila lire mensili che ò di pensione”. Oltretutto nel 1750 muore Paweł Sanguszko e Fontana non può più godere della protezione della sua corte, anche perché la vedova Sanguszko, Barbara dei Dunin, torna a Lubartów e si avvale sempre più spesso di un altro architetto più giovane di lui: Giacomo Fontana, figlio di Giuseppe, il suo primo protettore e parente.
Paolo Fontana continua però in Volinia a progettare numerose chiese, come ad esempio la chiesa dei Cappuccini a Uściług nel 1751, a Żytomierz la chiesa dei Gesuiti e a Zasław la chiesa parrocchiale (1754-55). È molto probabile che L’architetto Fontana sia tornato a  Lubartów nel 1753 perché è di questo periodo uno dei progetti fra i più interessanti della sua produzione architettonica, vale a dire la chiesa degli Scolopi a  Chełm (1753-1763), considerata una delle chiese fra le più riuscite del “gruppo di Lubartów”, così denominato in quanto tutte le chiese ripetono molti elementi costruttivi di quella di Sant’Anna a Lubartów da lui progettata vent’anni prima.
Paolo Fontana non tornerà più al suo paese natale ma passerà i suoi ultimi anni a Zasław, fino alla morte avvenuta nel 1765, al contrario dei suoi due figli che ritornano nel 1756 a Castello ancora giovani, perché il padre voleva che studiassero in patria: il primo, Giovanni, che studierà nel collegio di Sant’Antonio a Lugano retto dai Somaschi, sarà sacerdote e parroco per molti anni nel suo paese, e Giuseppe, forse di professione tagliapietra, si sposerà e avrà quattro figli.
Le figlie, invece, si trasferiranno con la madre a Leopoli sposandosi in quella città.
Con la morte del Fontana si spegneva così uno degli architetti più creativi del tardobarocco nella Repubblica delle due Nazioni.

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Biografia essenziale

M. Karpowicz, Artisti Valsoldesi in Polonia nel ‘600 e ‘700, Menaggio(Co) 1996.

J. Skrabski, Paolo Fontana. Nadworny architekt Sanguszków, Tarnów 2007.

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